I giorni d’amore di Albert Einstein sul Lago di Como

Inizia con una lettera l’avventura amorosa tra Albert Einsten e Mitza Maric sul Lago di Como:

«Devi venire assolutamente a trovarmi a Como, mia piccola strega. Vedrai tu stessa come sono diventato vivace e allegro e come tutto il mio aggrottare le ciglia sia finito».

Nella primavera del 1901, per la precisione ad aprile, lo scienziato Albert Einstein è a Milano. La sua mente è una galassia di numeri e formule, ma il suo cuore è occupato dalla storia d’amore con Mileva Maric, l’intellettuale claudicante, malaticcia e bruttina che ha conosciuto all’università.

Mitza Maric è personaggio nella vita di Albert Einstein senza il quale la sua storia – e la nostra – non sarebbero quello che sono. Fu il suo più grande amore, ma anche qualcosa di più: la donna che lo ispirò, lo incoraggiò e lo aiutò a concepire quella formula che avrebbe cambiato il mondo. Mitza Maric era sempre stata diversa dalle altre ragazzine… Appassionata di numeri, fu la prima donna a iscriversi a fisica all’università di Zurigo, più interessata a quello che non a sposarsi come la maggior parte delle sue coetanee. E quando a lezione incontrerà un giovane studente di nome Albert Einstein, la vita di entrambi prenderà la strada che era fin dall’inizio scritta nel destino.

Il 5 maggio Einstein la va a prendere alla stazione di Como. Passeggiano per le vie del centro storico, scrive Isaacson, «ammirando la cattedrale gotica e la città vecchia cinta da mura». Poi, come tante coppie lariane ammaliate dal lago, prendono «uno dei magnifici battelli bianchi che fanno la spola da una sponda all’altra» e si recano a Villa Carlotta, dove ammirano la copia di Amore e Psiche del Canova e rimangono in estasi per le centinaia di varietà di piante del parco.

Poi, passata la notte in una locanda, decidono per un’escursione in montagna. Ma trovano neve «alta fino a sei metri». Così noleggiano uno slittino «del tipo in uso lì, che ha posto appena sufficiente per due persone innamorate, mentre il conducente sta dietro, in piedi su una tavoletta, chiacchiera tutto il tempo e ti chiama “signora”», scrive poi la Maric a un’amica: «Puoi immaginare qualcosa di più bello?».

Questa storia è stata scritta in un libro dalla scrittrice Marie Benedict intitolato “La donna di Einstein”.

 

 

 

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